Brevi cenni della storia dell'affresco
  

 

 

 

 

 

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I primi documenti che attestano l’uso dell’affresco, cioè della pittura fatta in intonaco fresco (non ancora essiccato) nei dipinti murali sono i reperti ritrovati   nell’isola di Creta, datati intorno al millecinquecento a.C. Famosi per immediatezza e naturalezza espressiva gli affreschi Cretesi provenienti da Haghìa Triàda, dai vivacissimi colori e l’affresco di Knossos, del XVII sec. a.C. , oggi conservati al Museo di Candia. Gli studiosi non sono concordi nel definire la tecnica usata nelle pitture parietali della Grecia antica: alcuni sostengono dopo lo studio di reperti quali le stele della Tessaglia e di Alessandria,  l’uso dell’affresco. Solo in epoca romana possiamo risalire con precisione ai procedimenti tecnici usati per la preparazione del muro consultando Vitruvio, che nel suo trattato, De architettura, descrive come eseguire il supporto per l’affresco. Dall'epoca paleocristiana fino all'alto Medioevo, l'esecuzione degli affreschi veniva realizzato con il sistema detto delle "pontate", cioè una lavorazione eseguita sui livelli dei ponteggi delle impalcature.

Durante tutta l’epoca romanica la tecnica si raffina: nell’intonaco, oltre alla calce ed alla sabbia, vengono impastati altri materiali come cocci, paglia sminuzzata, stracci e pozzolana, per mantenere umido l’impasto per più tempo ed il disegno è progettato con maggiore perizia. E’ con il XIV secolo che l’affresco era preceduto dalla preparazione della sinopia, un disegno cioè precedentemente forato nel suo contorno. Il periodo di massima diffusione dell’affresco è appunto quello rinascimentale, eseguito fondamentalmente con la tecnica che ci ha tramandato Il libro dell’arte di Cennino Cennini, scritto nel 1390. Dal 1508 al 1512 Michelangelo affresca le volte della Cappella Sistina; del 1510 la Scuola di Atene di Raffaello, nelle Stanze Vaticane. Nel seicento la tecnica dell'affresco si arricchisce di nuove trasformazioni ed ideazioni attraverso la tecnica della "pittura a calce". Nel XVII e XVIII secolo la tecnica continua ad impreziosirsi di accorgimenti sempre più sofisticati e la conservazione di questi dipinti è stabile e duratura. Giambattista Tiepolo affresca nel 1731 la Cappella Colleoni a Bergamo; nel 1737 la  chiesa di Sant’Ambrogio a Milano, nel 1753 la residenza di Wuzburg. Anche nel periodo Neoclassico gli artisti usano la tecnica dell’affresco.

 

 

L'affresco

 

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